Sabato 14 aprile 2013
Finalmente le belle giornate sembrano
aver preso il sopravvento sul freddo e la tanta pioggia dei mesi precedenti e
parallelamente, insieme alla primavera, rinasce il desiderio di scoprire nuovi
percorsi, nuovi itinerari da percorrere ed il più possibile immersi nella
natura.
I lettori del blog avranno certamente
notato la mia passione per la Tuscia, per il
lago di Bolsena e le cittadine che ne fanno da contorno e che ho avuto modo di
pedalare o di calpestarne i sentieri camminando. Non ancora tutte per il
momento.
Una di queste è Marta, un “gioiellino”
che si affaccia sulla sponda sud del lago.
Piccola con i suoi 3.500 abitanti è
caratterizzata, come Bolsena e Capodimonte, dal suo bel lungolago semplice e
molto curato con il porticciolo, la passeggiata, i giardini curati, le tipiche
imbarcazioni da pesca lagunare, la pulizia e l’avifauna residente.
L’intenzione è quella di percorrere un
tratto del sentiero naturalistico che si sviluppa lungo il corso del fiume Marta, dalla sorgente fino al Comune di
Tuscania e ritorno, realizzato dall’assessorato all’ambiente della Provincia di
Viterbo sempre molto attenta allo sviluppo del territorio e alla salvaguardia e
tutela dello stesso.
Nel tratto di andata fino al piazzale
della Basilica di S. Pietro il contachilometri del ciclocomputer indicherà km
18,500, compresa una breve ricognizione per le vie di Marta; altri 21 km circa per il ritorno.
L’itinerario da seguire lo potete consultare
visitando il sito http://www.provincia.vt.it/ambiente/percorso/default.asp
dove è possibile scaricare la traccia gps ed inoltre vi consiglio di acquisire
più informazioni possibili data la totale assenza di segnaletica indicante le
direzioni da seguire mancanza, questa, alquanto singolare vista la qualità
della indicazioni ubicate dalla stessa provincia nel tratto francigeno.
Il sentiero secondo me è praticabile in
tutte le stagioni dell’anno a patto che non piova e che non abbia piovuto nei
giorni precedenti l’escursione a causa della quasi totalità di percorrenza su
sterrato che diventa problematico per i solchi lunghi e profondi generati dalla
pioggia e dal transito dei trattori e dalle numerose pozzanghere piene di acqua
melmosa che, a volte, nascondo buche profonde e pericolose.
Certo la primavera è il periodo
migliore per il clima adeguato e soprattutto per la natura che si risveglia con
tutti i suoi colori e profumi.
Trascurerei la pendenza, il tragitto è
praticamente tutto in piano.
Per quello che riguarda la tipologia
della bicicletta senz’altro una mtb e come equipaggiamento base porterei il
casco ben allacciato in testa, occhiali, acqua a sufficienza, kit per riparare
eventuali forature, kit di primo soccorso, illuminazione, apparecchio per
comunicare e materiale per situazioni di emergenza.
Bisogna cercare di essere il più
autonomi possibile in quanto il tracciato si sviluppa in zone “sperdute” poco,
ma molto poco frequentate (almeno nel periodo in cui l’ho percorso io), per cui
è bene premunirsi.
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Punto di confluenza |
Marta mi accoglie con un sole tiepido
un poco velato
da una leggera nebbiolina che più tardi si dissolverà. L’aria è
mite; condizioni ideali per una bella pedalata.
Mentre preparo la bicicletta ascolto il
silenzio e la tranquillità che aleggia intorno a me e che più volte ho
avvertito in quel di Bolsena.
Sono in prossimità del porticciolo nel
punto esatto in cui l’acqua del lago confluisce nel canale, alla foce del fiume
Marta che seguirò per un bel tratto fino a Tuscania.
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Kuma sul terzo ponte |
Superato il terzo ponte poche decine di
metri dopo abbandono il centro urbano ed una lingua di terra battuta delimitata
ai lati da un bel manto erboso mi condurrà in ampi scenari e paesaggi di
campagna fatti di campi coltivati, vegetazione spontanea, animali al pascolo, silenzi
e che saranno una costante fino al punto
di arrivo così come lo saranno i profumi e i colori della primavera.
Il tutto il più possibile in prossimità
dell’andamento del fiume.
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Pedalo in una lingua di terra |
L’acqua è fresca e la seguo per un
breve tratto a piedi con la bici al traino fino ad arrivare ad un ponticello
che conduce dalla parte opposta.
Da questo punto in avanti un’altra
costante saranno le numerose coltivazioni di olivi che incontrerò lungo il tragitto
e che poggiano su campi dove macchie di colore bianco e giallo indicano la
presenza di numerose margherite.
Sarà così un susseguirsi praticamente
fino a Tuscania.
Tutto il sentiero l’ho praticamente compiuto
in solitaria se si escludono le uniche tre persone che ho incontrato, tre
contadini.
Mi piace pedalare in solitudine anche
se in queste zone così isolate ciò può provocare un senso di ansietà.
Mi riferisco ad una caduta accidentale,
ad un infortunio sempre possibile ed in agguato ed è per questo che pur godendo
di tutta la natura che mi sta intorno e delle sensazioni che trasmette affronto
la pedalata con la massima attenzione.
Le condizioni del terreno infatti non
sono tra le migliori, letteralmente devastato in alcuni tratti dalle intense e frequenti piogge dei mesi
precedenti che hanno generato lunghi e profondi solchi.
Alcuni sono longitudinali al sentiero,
altri trasversali, altri ancora hanno un andamento irregolare che obbligano a
continue “serpentine”. A questo va aggiunta la presenza di pietre, massi, terriccio
e buche, alcune con fango; impronte di trattori.
In altri tratti il sentiero è come se
fosse diviso in due parti, una più consistente e l’altra più “sabbiosa” e
viscida con il terriccio che si sfalda; attenzione quindi.
Dopo circa 16 km di sterrato finalmente l’asfalto e
pochi minuti dopo sono a Tuscania.
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Veduta di Tuscania dal Colle S. Pietro |
Questa cittadina sembra essere stata
appositamente edificata per chi ama la storia, l’arte, i luoghi di culto, gli
edifici religiosi di particolare interesse storico artistico.
Una visita accurata meriterebbe più
giorni per cui, non avendo tutto questo tempo a disposizione, mi “limito” a
visitare le basiliche romaniche di S. Pietro e di Santa Maria Maggiore.
Quella di S. Pietro mostra tutta la sua
maestosità e imponenza sin da quando affronto la salita che porta alla sommità
del colle e che viene rafforzata nel piazzale erboso antistante il portale. La
facciata, il rosone decorato, le due torri a sinistra, l’altro edificio attiguo
a destra.
All’interno provo immediatamente una
sensazione particolare, un profumo particolare, che si insinua nelle narici ed un
fresco rigeneratrice dato che sono accaldato.
La profondità delle navate, l’altezza,
l’altare, ciò che rimane degli affreschi murali, il colonnato nella parte
inferiore, tutto fa parte di una storia antica che mi sembra di rivivere nel
mio immaginario chiudendo gli occhi e visualizzando scene come i fotogrammi di
un film; somma religiosità.
E’ con queste sensazioni che in seguito esco dalla chiesa ed è un peccato non aver potuto immortalare l’interno dal momento che è vietato scattare fotografie.
Una sosta nel vicino giardino per
rifocillarmi un poco e poi subito verso l’altra basilica che dista circa 400 m più in basso, alle pendici del colle.
Si entra da una cancellata ed il
corridoio è più raccolto.
Alla sinistra la torre campanaria e a
destra la facciata della basilica che è stupenda, con il portale pieno di
elementi decorativi e statue marmoree ed il rosone altrettanto decorato nella
parte superiore.
All’interno lo stesso profumo avvertito
in precedenza, tre navate con la fonte battesimale posta in quella di destra ma
quello che è meraviglioso è la zona dell’altare con tutta la serie di
affreschi.
Dopo la visita, quando sto per uscire
ciò che mi colpisce particolarmente sono dei raggi di sole che filtrano dalle
fessure del rosone e che vanno ad illuminare ciò che rimane di alcuni affreschi
murali; tutto è molto suggestivo.
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Veduta della Basilica di S. Pietro dalla cancellata di S.ta Maria Maggiore |
Adesso è arrivato il momento di rientrare
verso Marta.
Il percorso di ritorno è praticamente la
continuazione dell’andata.
Terminata la parte asfaltata si
ricomincia con lo sterrato in alcuni tratti facilmente pedalabile in altri più
difficoltoso e pericoloso.
A più riprese il terreno è scavato con
formazioni di pozze lunghe e infossate ricoperte di acqua fangosa.
La melma è presente anche ai bordi del
sentiero per cui, per mia sicurezza, preferisco scendere dalla bici per
trainarla a mano; temo in qualche caduta e qui sono solo.
Affondiamo parecchio nelle pozze e la
catena è piena di fango e così anche i pignoni.
Altri solchi lunghi e profondi si
aprono nel terreno.
Queste difficoltà, comunque sia,
vengono ampiamente ricompensate dal paesaggio che segue il mio pedalare. La primavera risveglia e colora la
campagna offrendo alla vista tavolozze di colori che spaziano dal giallo
intenso all’arancione al verde; veramente molto bello il tutto per non parlare
dei silenzi che ascolto e dei profumi che respiro.
E’ così che gradualmente arrivo
nuovamente al punto di partenza per chiudere l’anello, nuovamente a Marta.
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Panoramica di Marta |
Rispetto alle prime ore
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La Torre dell'Orologio |
del mattino
adesso la passeggiata sul lungolago si è affollata di persone, alcuni sono
locali altri turisti.
Chi cammina, chi va in bicicletta, chi
si riposa seduto sulle panchine dei giardini, i pescatori che sistemano le loro
barche, gruppi di anatre che nuotano nelle acque del lago o si riposano sulla
sabbia vulcanica della spiaggia.
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L'isola Martana a sinistra |
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Il riposo delle anatre |
La giornata è limpida, il sole caldo. Ne approfitto per girovagare con la
bici, per fermarmi a conversare con la gente per immortalare scorci con la
macchina fotografia, per trascrivere appunti sul mio diario di viaggio perché
anche questo, come sapete, è ciò che intendo per cicloturismo.
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I giardini con la passeggiata |
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In memoria agli Eroi del Mare |
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Il Borgo dei Pescatori |
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Tipici ormeggi lagunari con verricello |
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Il porticciolo |
Pochi minuti dopo un buon caffè caldo
conclude una bella giornata carica di sensazioni ed emozioni e di tanta natura.
Kuma è già sistemata nel suo alloggio;
si ritorna a casa.
Buen camino a todos.... Amedeo